Lunedì 4 maggio, alle ore 14:00, sarà presentato il progetto espositivo che vedrà uno scambio di opere d’arte tra Trento e la città dell’Aquila.
Il legame che unisce il Trentino al cuore dell’Abruzzo, nato durante gli aiuti del post-terremoto del 2009, si rinnova in occasione della nomina di L’ Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Il Castello del Buonconsiglio di Trento e il capoluogo abruzzese sono assieme in questo scambio di opere d’arte, che è molto più di una mostra: è un atto di fratellanza istituzionale tra la Provincia Autonoma di Trento, il Comune dell’Aquila, la Fondazione CARISPAQ e la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo.
A Trento approda un’opera dal valore spirituale immenso: la tela che rappresenta “San Pietro Celestino nell’atto di promulgare la Bolla del Perdono” di Lorenzo Berrettini, opera danneggiata dal terremoto e ora destinata ad un intervento di restauro finanziato dal museo che si svolgerà in una sala del museo dove il pubblico potrà assistere ai lavori. La tela richiama la Perdonanza Celestiniana, la celebrazione del perdono universale che l’UNESCO ha riconosciuto come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Mentre il Berrettini salirà a nord, due tesori delle collezioni trentine scenderanno nel capoluogo abruzzese per l’intero anno della cultura. L’imponente “Ritratto di Pietro Vigilio Thun” di Giovanni Battista Lampi sarà esposto nella Sala Consiliare di Palazzo Margherita in un dialogo serrato sui temi della legittimazione del potere che si intreccia con i festeggiamenti per il millenario del Principato Vescovile di Trento previsto nel 2027 mentre la “Madonna con Bambino” di Tommaso Bragadin sarà invece esposta presso la sede della BPER. Un’opera scelta non a caso: per le sue vicissitudini storiche, rappresenta il valore identitario dell’arte, quel “faro” che guida le comunità nel recupero della propria memoria collettiva dopo un trauma. Questa iniziativa non è un semplice prestito di cortesia, è la prosecuzione del ruolo propositivo che Trento ha assunto fin dai primi istanti dopo il sisma del 2009 ed è la prova che la cultura non è un accessorio, ma il collante necessario per ricostruire l’identità di una comunità.

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